Ovaio policistico

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è una patologia ginecologica complessa che può influenzare il ciclo mestruale, il metabolismo e la fertilità. Informarsi sui sintomi fisici e psicologici, sulle cause e sulle cure disponibili è il primo passo per una gestione personalizzata e più consapevole.

Cos'è la sindrome dell'ovaio policistico e perché non è solo un problema di cisti 

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una patologia ginecologica tra le più frequenti e complesse nelle donne in età fertile. 


La PCOS non è semplicemente la presenza di cisti nelle ovaie all’ecografia: si tratta infatti di una sindrome endocrina e metabolica caratterizzata da uno squilibrio ormonale che può influenzare il ciclo mestruale, il metabolismo e persino la fertilità. 


Mentre l’ovaio policistico (al singolare) indica solo il classico aspetto ecografico dell’ovaio, la “sindrome dell’ovaio policistico” implica un quadro clinico più articolato, con irregolarità mestruali, sintomi androgenici (es. acne, peli in eccesso) e alterazioni metaboliche. È quindi importante non confondere la PCOS (la patologia, vera e propria sindrome) con la semplice presenza di ovaie con tanti piccoli follicoli visibili all’ecografia, condizione benigna e spesso priva di conseguenze. 


Ricevere una diagnosi di ovaio policistico può generare domande e preoccupazioni, ma oggi - grazie a medici e percorsi personalizzati - sono disponibili terapie efficaci per gestire tutti gli aspetti della PCOS. 

 

Quali sono i sintomi per riconoscerla, fisici e psicologici

La PCOS presenta una varietà di sintomi, che possono cambiare da donna a donna e, in alcune fasi della vita, risultare sfumati o intermittenti. Per aiutare il riconoscimento, vediamo i più comuni, distinti tra sintomi fisici e sintomi psicologici. 

Sintomi fisici:

  • Irregolarità del ciclo mestruale (oligomenorrea o amenorrea): ciclo che arriva di rado, salta mesi o è del tutto assente;

  • Irsutismo: aumento dei peli su zone “tipicamente maschili” (viso, mento, addome, petto, braccia, cosce);

  • Acne persistente, spesso localizzata su mento, mascella o schiena;

  • Alopecia androgenetica: diradamento e perdita dei capelli in area fronto-temporale o superiore;

  • Aumento di peso o difficoltà importante a perderlo, spesso associato ad accumulo adiposo nella zona addominale;

  • Macchie scure e spesse sulle pieghe cutanee (acanthosis nigricans), segno di insulino-resistenza. 

 

Sintomi psicologici:

  • Sbalzi d’umore caratterizzati da irritabilità e reazioni emotive accentuate;

  • Ansia e difficoltà a gestire lo stress quotidiano;

  • Sintomi depressivi tra cui calo del tono dell’umore, perdita di interesse per attività prima piacevoli, bassa autostima o insicurezza.

Questi ultimi possono essere importanti almeno quanto quelli fisici: la PCOS influenza infatti non solo l’aspetto fisico, ma anche la percezione di sé e la qualità della vita.

 

Le cause principali e come si arriva a una diagnosi certa

La sindrome dell’ovaio policistico riconosce cause multifattoriali, cioè nasce dall’interazione tra diversi fattori.

  • Familiarità genetica: la PCOS tende a ricorrere all’interno della stessa famiglia, indicando una predisposizione ereditaria;

  • Insulino-resistenza e iperinsulinemia: donne con PCOS possono avere difficoltà a utilizzare correttamente l’insulina, producendo livelli eccessivi (iperinsulinemia) che alimentano a loro volta lo squilibrio ormonale;

  • Eccesso di androgeni (testosterone e altri ormoni maschili): questa iperproduzione causa sintomi come irsutismo e acne;

  • Infiammazione cronica di basso grado: la PCOS si associa a volte a uno stato pro-infiammatorio persistente che favorisce le complicanze metaboliche.

 

La diagnosi di PCOS richiede un’attenta valutazione medica, fatta step by step:

  • Visita ginecologica e raccolta anamnestica: lo specialista raccoglie la storia clinica, valuta la regolarità dei cicli mestruali, eventuali sintomi cutanei (acne, irsutismo, caduta dei capelli), distribuzione del peso, storia familiare e possibili difficoltà a concepire.

  • Ecografia transvaginale: si esegue per osservare direttamente la morfologia delle ovaie. L’aspetto “policistico” (le cosiddette “ovaie a corona di perle”, con numerosi piccoli follicoli periferici) rappresenta uno dei criteri diagnostici fondamentali.

  • Esami del sangue: vengono dosati ormoni femminili (FSH, LH, estradiolo), androgeni (testosterone, DHEAS), insulina, glicemia a digiuno e in alcuni casi altri esami (tiroide, prolattina).

 

I “criteri di Rotterdam”, utilizzati a livello internazionale, stabiliscono che la diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico può essere posta quando sono rispettati almeno 2 dei 3 seguenti criteri:

  • Ovaio policistico all’ecografia (morfologia caratteristica);

  • Irregolarità ovulatoria (oligomenorrea, amenorrea);

  • Segni clinici o biochimici di iperandrogenismo.

I criteri devono essere valutati con attenzione sia in età adulta che in adolescenza, visto che alcuni sintomi della PCOS possono sovrapporsi ai normali cambiamenti della pubertà.


Una diagnosi certa di ovaio policistico si ottiene solo con il supporto di uno specialista, che può distinguere la PCOS da altre condizioni con sintomi simili e impostare così il programma di cura più adatto alla singola donna.

 

Come gestire l’ovaio policistico: dalle abitudini quotidiane alle cure

La gestione della PCOS si articola su più livelli e va sempre personalizzata: spesso la combinazione di più

strategie garantisce i risultati migliori. Vediamo le tre principali.


Correzione dello stile di vita

  • Alimentazione equilibrata e dieta a basso indice glicemico: è fondamentale per migliorare la sensibilità all’insulina, il profilo ormonale e la fertilità;

  • Attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana): aiuta a perdere peso, ridurre l’insulino-resistenza e mitiga diversi sintomi.

Terapie farmacologiche

  • Pillola contraccettiva: regolarizza il ciclo mestruale, riduce acne e irsutismo, protegge l’endometrio;

  • Farmaci anti-androgeni: come la spironolattone, riducono la produzione di ormoni maschili e contrastano la crescita eccessiva di peli;

  • Metformina: migliora la sensibilità all’insulina, utile anche per favorire la regolarità del ciclo e ridurre il rischio di diabete, soprattutto se presente insulino-resistenza.

Innovazioni

La ricerca esplora oggi molecole innovative volte sia al trattamento dei sintomi sia al miglior controllo del metabolismo. Tra queste c’è sicuramente l’inositolo.


Si tratta di una molecola naturale che può migliorare la funzione ovarica e il metabolismo, favorendo la regolarità ovulatoria; spesso usato come “supporto” nel percorso di cura e sempre sotto la supervisione dello specialista, è in grado di stimolare la produzione di lecitina, che previene l’accumulo di grasso sulle pareti delle arterie.

 

Ci sono anche altri integratori (vitamina D, acido folico) da poter assumere per contrastare questa patologia: anche qui, il loro utilizzo deve essere valutato dal medico caso per caso.

 

Ovaio policistico e desiderio di gravidanza: cosa c'è da sapere

Uno dei temi più delicati per chi riceve la diagnosi di ovaio policistico riguarda la fertilità.

La PCOS è una delle principali cause di infertilità anovulatoria, ma questo non significa che sia impossibile diventare mamme, solo che potrebbe essere necessario un aiuto mirato.


Tra le soluzioni che ci sono:

  • Perdita di peso: la perdita anche solo del 5-10% del peso può ristabilire l’ovulazione e aumentare le probabilità di concepimento;

  • Farmaci per l’induzione dell’ovulazione: come il clomifene o la letrozolo, che aiutano l’ovaio a produrre ovociti maturi e a ovulare regolarmente;

  • Percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA), come la FIVET: per i casi più complessi o in presenza di ulteriori cause di infertilità;

  • Monitoraggio e supporto specialistico: essere seguite da un team di ginecologi esperti riduce i rischi e migliora il percorso complessivo.

 

Va ricordato che in gravidanza esiste un rischio lievemente aumentato di diabete gestazionale, ipertensione e parto pretermine. Per questo motivo è fondamentale programmare la gravidanza, seguire una dieta e uno stile di vita corretti e sottoporsi a controlli medici regolari.

 

La sindrome nell’adolescenza: come riconoscerla e affrontarla

La sindrome dell’ovaio policistico in adolescenza è spesso una sfida diagnostica, perché molti dei suoi sintomi - come l’irregolarità mestruale e l’acne - possono essere frequenti e “normali” nei primi anni dopo il menarca.


Quando consultare il medico?

  • Se il ciclo è irregolare (ritarda di mesi, si presenta abbondante o doloroso) anche dopo i primi 2-3 anni dal menarca;

  • Se sono presenti segni accentuati di iperandrogenismo - brufoli molto intensi, peli scuri sul viso, diradamento dei capelli;

  • In caso di aumento di peso rapido, perdita di autostima, sintomi depressivi o rapporti difficili con la scuola e le relazioni sociali.

È importante non sottovalutare i segnali di questa patologia ginecologica e parlarne con il medico: una diagnosi precoce aiuta ad affrontare la sindrome con strategie personalizzate e minori ripercussioni sulla vita adulta.

 

L’alimentazione giusta: quali cibi aiutano a gestire i sintomi

La dieta nell’ovaio policistico è uno dei pilastri della terapia, perché regola l’insulina e migliora sensibilmente sia i sintomi che la fertilità. Vediamo quali cibi considerare e quali no.


Cibi da preferire:

  • Carboidrati a basso indice glicemico: riso integrale, avena, pane integrale, quinoa, orzo;

  • Proteine magre: pesce, pollo, tacchino, legumi, uova;

  • Grassi buoni (omega-3): salmone, sardine, frutta secca (noci, mandorle), semi di lino, olio extravergine d’oliva;

  • Fibre: frutta fresca, verdura di stagione, legumi.

Cibi da limitare o evitare:

  • Zuccheri semplici: dolci, merendine, caramelle, miele, zucchero bianco;

  • Bevande zuccherate e succhi confezionati;

  • Farine raffinate e cereali raffinati: pane bianco, pasta non integrale, prodotti da forno industriali;

  • Grassi saturi e trans: insaccati, formaggi grassi, snack e cibi fritti.

Imparare a leggere le etichette e affidarsi a un nutrizionista esperto può fare la differenza nella gestione del dieta per l’ovaio policistico.

 

Le conseguenze a lungo termine e perché è importante un monitoraggio costante

La PCOS non coinvolge solo l’equilibrio ormonale, ma può influire in modo significativo sulla salute generale e sul rischio di altre patologie.


Tra le complicanze e conseguenze dell’ovaio policistico a lungo termine annoveriamo:

  • Sindrome metabolica (associazione di obesità, ipertensione, colesterolo alto e alterata tolleranza al glucosio);

  • Diabete mellito di tipo 2 (rischio aumentato anche in giovane età se non si interviene);

  • Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare più elevati;

  • Steatosi epatica non alcolica (fegato grasso), spesso legata a resistenza insulinica;

  • Apnee notturne (disturbi respiratori durante il sonno);

  • Maggior rischio di tumore dell’endometrio correlato a cicli anovulatori cronici.

Il monitoraggio costante con visite ginecologiche, controllo del peso e degli esami metabolici è fondamentale per prevenire complicanze serie e vivere al meglio con la sindrome dell’ovaio policistico.

 

Domande frequenti sull’ovaio policistico (FAQ)

  • Si guarisce definitivamente dall’ovaio policistico?

    La PCOS è una sindrome cronica, non si “guarisce” nel senso tradizionale, ma con una gestione mirata e su misura è possibile controllare completamente i sintomi e le complicanze, vivere bene e avere gravidanze.

  • Qual è la differenza tra ovaio policistico e ovaio micropolicistico?

    L’ovaio policistico implica sia sintomi sia alterazioni ecografiche, mentre l’ovaio “micropolicistico” è spesso solo un riscontro ultrasonografico asintomatico, senza necessariamente comportare disturbi o necessità di cure.

  • L’ovaio policistico causa dolore?

    Nella maggioranza dei casi, la PCOS non provoca dolore localizzato continuo ma può manifestarsi con dolori pelvici, crampi, tensione al basso ventre, soprattutto durante o prima del ciclo.

  • Che tipo di ecografia serve per la diagnosi?

    L’ecografia transvaginale (nelle donne adulte sessualmente attive) è la più sensibile per valutare l’aspetto delle ovaie; nelle adolescenti o donne non sessualmente attive si esegue una ecografia transaddominale.

  • L’inositolo funziona davvero e come si assume?

    L’inositolo, assunto come integratore per via orale (sotto forma di polvere o bustine), può contribuire a migliorare la funzione ovarica, a regolarizzare il ciclo e talvolta a favorire l’ovulazione. Deve però essere scelto e dosato sotto consiglio dello specialista.

  • Bisogna operarsi per l’ovaio policistico?

    L’intervento chirurgico (diatermocoagulazione ovarica o drilling) viene oggi riservato ai casi più rari, quando i trattamenti medici e i cambiamenti dello stile di vita non danno i risultati attesi, e dopo attenta valutazione dello specialista.