Atrofia vaginale

L'atrofia vaginale è una condizione comune che causa secchezza, bruciore e disagio intimo, spesso legata a cambiamenti ormonali. Informarsi sulle cause e sulle opzioni di trattamento è fondamentale per aumentare la qualità della tua vita.

Cos'è l'atrofia vulvovaginale e perché si manifesta

L’atrofia vulvovaginale è una condizione molto comune, soprattutto nelle donne in menopausa, in cui le pareti della vagina e i tessuti vulvari diventano più sottili, meno elastici e meno idratati.


In parole semplici, “atrofia” vuol dire perdita di tono e assottigliamento dei tessuti mucosi, che perdono così la capacità di proteggere e lubrificare come un tempo. Vediamo quali possono essere le cause principali.

  • Menopausa: il calo degli estrogeni è la causa più frequente

  • Chemioterapia o radioterapia: i trattamenti oncologici possono causare una diminuzione dei livelli ormonali

  • Allattamento: i cambiamenti ormonali tipici di questo periodo riducono temporaneamente la produzione di estrogeni

  • Squilibri ormonali specifici o malattie endocrine

  • Interventi ginecologici con asportazione delle ovaie

Questa condizione  - che ricade tra le specialità ginecologiche che trattiamo - non deve essere vissuta con imbarazzo o ansia: l’atrofia vulvovaginale è estremamente frequente e riguarda una larga parte delle donne dopo i 45-50 anni, ma può presentarsi anche molto prima.

 

I sintomi da non ignorare: dal prurito ai disturbi urinari

I sintomi dell’atrofia vulvovaginale possono essere diversi da persona a persona, ma spesso compaiono in associazione. Per una maggiore chiarezza distinguiamo tra sintomi vaginali e sintomi urinari.


Sintomi vaginali

  • Secchezza vaginale persistente (sensazione di aridità anche a riposo)

  • Bruciore, senso di irritazione o prurito intimo

  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), anche con microlesioni e sanguinamento

  • Senso di fastidio o dolore alla penetrazione anche con lubrificanti

 

Sintomi urinari (riconducibili alla Sindrome genito-urinaria della menopausa)

  • Urgenza a urinare, come necessità impellente e frequente

  • Aumento della frequenza minzionale, anche di notte (nicturia)

  • Cistiti ricorrenti, che comprendono la necessità di urinare spesso, bruciore e un aumento della predisposizione alle infezioni

Questi sintomi non vanno ignorati: esistono soluzioni efficaci, tra cui farmaci o tecnologie innovative come la radiofrequenza atrofia vulvovaginale, che possono ripristinare il comfort e ridare serenità.

 

Come viene diagnosticata: l'importanza della visita specialistica

La diagnosi di atrofia vulvovaginale richiede una valutazione attenta da parte del ginecologo tramite un colloquio approfondito e un esame obiettivo. 


Durante la visita, il medico analizza la storia clinica, verifica i sintomi e valuta lo stato dei tessuti vulvari e vaginali (colore, elasticità, idratazione, pH, eventuali lesioni). Tra gli strumenti diagnostici, viene spesso utilizzato il Vaginal Health Index (VHI), che consente di misurare, secondo parametri oggettivi, lo stato di salute dei tessuti (elasticità, idratazione, trofismo, pH e aspetto delle mucose).


È dunque una tra le patologie da non sottovalutare ed è essenziale evitare l’autodiagnosi: solo una valutazione specialistica permette di distinguere l’atrofia vulvovaginale da altre condizioni con sintomi simili, come il lichen sclerosus.

 

Un aiuto concreto per ogni esigenza: tutti i trattamenti disponibili

Gli approcci per curare l’atrofia vulvovaginale sono numerosi e personalizzabili in base alla gravità dei sintomi, all’età e alla storia clinica della donna. Vediamo 3 tipologie di trattamenti.


Trattamenti non ormonali

  • Lubrificanti vaginali: prodotti disponibili in gel o crema che offrono un sollievo immediato dalla secchezza, ideali in caso di rapporti sessuali dolorosi.

  • Creme idratanti: usate anche quotidianamente, idratano i tessuti e aiutano a ripristinare la naturale lubrificazione.

  • Acido ialuronico (ovuli, gel, lavande): favorisce l’idratazione e il trofismo delle mucose, prolungando l’effetto anche dopo la sospensione.

 

Trattamenti ormonali

  • Terapia locale: consiste nell’applicazione diretta di estrogeni sulla mucosa vaginale tramite creme, gel, ovuli o anelli vaginali. Questo tipo di trattamento permette di agire esattamente dove serve, ripristinando l’elasticità, l’idratazione e il trofismo dei tessuti. Il grande vantaggio è che l’assorbimento degli ormoni nel resto dell’organismo è minimo o assente, riducendo così il rischio di effetti collaterali sistemici. La terapia locale è generalmente indicata quando i sintomi di secchezza, bruciore e dolore sono importanti e persistono nonostante i rimedi non ormonali.

  • Terapia sistemica (TOS): questa terapia prevede la somministrazione di estrogeni (da soli o con progestinici) per via orale, transdermica (cerotti o gel), o iniettiva, e quindi agisce su tutto l’organismo. Viene utilizzata soprattutto per il trattamento dei sintomi generali della menopausa (vampate, sudorazioni, disturbi del sonno) oltre ai disturbi genitali. La TOS può essere molto efficace anche sull’atrofia vulvovaginale, ma richiede una valutazione attenta dei rischi e dei benefici, tenendo conto della storia clinica della paziente, della presenza di fattori di rischio cardiovascolare, metabolico o oncologico.

È il ginecologo a valutare la terapia più opportuna, anche dopo esami del sangue e visita.

 

Trattamenti fisici e innovativi

  • Laserterapia vaginale: si tratta di una procedura ambulatoriale che utilizza un particolare raggio di energia luminosa (laser frazionale CO₂ o laser erbium) veicolato all’interno della vagina tramite una piccola sonda. Il laser genera un riscaldamento controllato e molto preciso degli strati superficiali e profondi della mucosa vaginale. Questo stimolo favorisce il rinnovamento cellulare, la produzione di nuovo collagene e la formazione di vasi sanguigni (neovascolarizzazione), che rendono i tessuti più elastici, idratati e resistenti. L’efficacia della laserterapia è supportata da numerosi studi e può essere particolarmente utile in caso di secchezza severa, dolore ai rapporti e perdita di tono vaginale. Per risultati ottimali sono necessari più cicli di trattamento (di solito almeno 2-3 sedute a distanza di alcune settimane l’una dall’altra).

  • Radiofrequenza atrofia vulvovaginale: è un metodo non invasivo e completamente non ormonale. Il calore prodotto da una sonda innesca la rigenerazione del collagene, aumenta la vascolarizzazione e migliora l’idratazione e l’elasticità delle mucose vaginali e vulvari.

Tutti i trattamenti possono essere integrati, se necessario, per ottenere i migliori risultati in base alle caratteristiche e necessità della paziente.

 

La radiofrequenza: una soluzione innovativa e non ormonale

Come emerso poc’anzi, la radiofrequenza per l’atrofia vulvovaginale è uno dei trattamenti di ultima generazione più efficaci, soprattutto per chi non può o non vuole utilizzare terapie ormonali.


Il principio è semplice: una sonda vaginale emette onde radio controllate che penetrano nei tessuti, generando un calore terapeutico. Questo stimola in profondità la sintesi di nuovo collagene, aumenta la vascolarizzazione, l’elasticità e l’idratazione delle mucose vaginali senza dolore o fastidi.


Vediamo i benefici chiave per i pazienti:

  • non è un trattamento ormonale, quindi sicuro anche nelle pazienti con controindicazioni agli estrogeni;

  • è una procedura indolore, eseguibile in ambulatorio, senza anestesia e senza tempi di recupero;

  • gli effetti sono visibili già dopo poche sedute e persistono a lungo;

  • è ideale sia per pazienti in post-menopausa sia per donne giovani con assottigliamento e sintomi dopo chemioterapia o allattamento.

Smart Clinic offre la radiofrequenza come trattamento d’avanguardia per la salute intima femminile.


Grazie a tecnologie di ultima generazione e a personale medico qualificato, ogni sessione viene personalizzata in base alle esigenze individuali della donna, con la massima attenzione al comfort, alla sicurezza e alla privacy.


Questo approccio garantisce risultati visibili già dopo poche sedute e consente di affrontare l’atrofia vulvovaginale senza farmaci ormonali, migliorando benessere e qualità della vita a tutte le età.

 

Atrofia e sessualità: come gestire l'impatto sulla vita di coppia

L’atrofia vulvovaginale può pesare molto sulla vita di coppia e la sessualità. Il dolore durante i rapporti (dispareunia) e la secchezza possono favorire l’evitamento e il calo del desiderio, generando disagio, senso di colpa o chiusura emotiva.


È normale provare imbarazzo, ma è importante non affrontare in solitudine queste difficoltà. Parlare apertamente con il partner riduce la tensione e aiuta a trovare insieme nuove strategie, come l’uso di lubrificanti o la gradualità nei rapporti.


Chiedere consiglio a uno specialista permette di individuare terapie mirate che possono risolvere il problema, migliorare il comfort e restituire alla coppia una sessualità attiva e soddisfacente.

 

Si può prevenire l'atrofia vulvovaginale?

L’atrofia vulvovaginale è legata principalmente a fattori fisiologici come la riduzione degli estrogeni, per cui non è completamente prevenibile. Tuttavia, alcuni accorgimenti aiutano a mantenere i tessuti più vitali e ad attenuare sintomi. Vediamo i principali:

  • mantieni uno stile di vita sano, con dieta equilibrata e controllo del peso;

  • pratica regolare attività fisica e, se desiderato, una regolare attività sessuale che stimola la vascolarizzazione e l’elasticità dei tessuti;

  • cura con attenzione l’igiene intima, evitando detergenti aggressivi e mantenendo la zona sempre ben idratata;

  • rivolgiti subito allo specialista ai primi sintomi per iniziare precocemente i trattamenti più opportuni.

 

Le domande più comuni sull'atrofia vulvovaginale

  • L’atrofia vulvovaginale è una condizione permanente? Si può guarire?

    No, la condizione è cronica ma non irreversibile. Oggi esistono cure efficaci che permettono di controllare o risolvere i sintomi e ripristinare la funzionalità e il benessere intimo.

  • I rimedi naturali per l’atrofia vulvovaginale funzionano davvero?

    Possono dare sollievo temporaneo (ad esempio con gel a base di aloe o acido ialuronico), ma non sostituiscono i trattamenti medici più efficaci. È sempre meglio consultare uno specialista.

  • Qual è la differenza tra atrofia vulvovaginale e lichen sclerosus?

    L’atrofia vulvovaginale è dovuta al calo ormonale, mentre il lichen sclerosus è una patologia dermatologica autoimmune che colpisce la vulva. I sintomi possono essere simili (secchezza, bruciore), ma richiedono terapie molto diverse.

  • La ginnastica pelvica può essere d'aiuto in caso di atrofia?

    Sì, ad esempio gli esercizi di ginnastica pelvica rinforzano i muscoli e migliorano la vascolarizzazione, facilitando la risposta alle terapie e aiutando a prevenire disturbi urinari e di prolasso.

  • Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati dei trattamenti?

    I primi miglioramenti possono comparire già dopo le prime settimane di terapia idratante o ormonale e dopo 1-2 sedute di radiofrequenza. I risultati ottimali si ottengono con la costanza e il monitoraggio specialistico.