Disfagia

La disfagia, o difficoltà a deglutire, è un disturbo che può influenzare significativamente la qualità della vita. Riconoscerne i sintomi e comprenderne le cause è il primo passo per un percorso di diagnosi e cura mirato, per tornare a vivere con più serenità.

Cos’è la disfagia e perché rende difficile alimentarsi

La disfagia è definita come una difficoltà a deglutire, che può riguardare sia i cibi solidi che i liquidi. Si tratta di una condizione più frequente di quanto si pensi, soprattutto negli anziani e nelle persone con alcune patologie neurologiche. Può essere un’esperienza poco piacevole, sia per chi la vive direttamente che per chi assiste: la difficoltà a deglutire porta con sé timori concreti legati al rischio di soffocamento o alla perdita del piacere del pasto.


Le cause più comuni di disfagia includono esiti di ictus, Parkinson, Alzheimer, malattie neurodegenerative, tumori della testa e del collo, ma può presentarsi anche per semplice invecchiamento, a causa dell’indebolimento dei muscoli della deglutizione.

 

Riconoscere i campanelli d'allarme: i sintomi della disfagia a cui fare attenzione

Per chi assiste una persona fragile, riconoscere precocemente i segni della disfagia è fondamentale per la sicurezza. Ecco una checklist dettagliata che può aiutare quotidianamente.

  • Tosse frequente durante o subito dopo aver mangiato o bevuto: la tosse segnala che parte del cibo o del liquido potrebbe essere finita nelle vie respiratorie invece che in gola.

  • Voce “bagnata” o gorgogliante dopo la deglutizione: questo cambiamento timbrico indica spesso che parte del contenuto ingerito è rimasto sulle corde vocali.

  • Sensazione di cibo fermo in gola: la persona riferisce disagio o la necessità di deglutire più volte lo stesso boccone.

  • Necessità di deglutire più volte per un solo boccone: la deglutizione diventa difficile e la persona rischia di affaticarsi ad ogni pasto.

  • Fuoriuscita di cibo o liquidi dal naso: si tratta di cibo che “va di traverso” e può diventare un campanello d’allarme per una deglutizione non protetta.

  • Perdita di peso inspiegabile e disidratazione: se si nota una certa perdita di peso pur mangiando regolarmente, la disfagia non diagnosticata ne può essere la causa.

 

La dieta per la disfagia: quali consistenze scegliere per un pasto sicuro

La chiave per una alimentazione sicura nella disfagia sta nella scelta della giusta consistenza degli alimenti.

Esistono quattro livelli di consistenza del cibo, ognuno dei quali presenta rischi e vantaggi differenti.

  • Liquidi (acqua, brodo, tè): sono pericolosi perché scivolano troppo rapidamente in gola e rischiano di andare nelle vie respiratorie.

  • Semiliquidi: leggermente addensati, come le vellutate lisce, i passati di verdura densi, lo yogurt da bere. Sono meno rischiosi dei liquidi puri ma richiedono ancora cautela.

  • Semisolidi: consistenze cremose e omogenee come mousse, omogeneizzati, formaggi spalmabili sono spesso il livello più sicuro, perché il cibo scivola in gola lentamente, stimolando una deglutizione protetta.

  • Solidi: si tratta di alimenti da masticare, consentiti solo quando la disfagia è lieve.

L’alimentazione ideale in presenza di disfagia prevede quindi cibi con consistenza cremosa, omogenea e coesa, simile a una purea spessa o uno yogurt molto denso, che non si separa in bocca. Facciamo degli esempi pratici per capire meglio:

  • Semiliquidi: passato di verdure filtrato, semolino ben cotto;

  • Semisolidi: omogeneizzati di carne, pesce o frutta, purè di patate, creme di cereali, mousse;

  • Solidi-morbidi (solo in fasi avanzate): polpettine morbide, pesce sminuzzato senza spine cotto al vapore.

Prima di optare per una dieta specifica, si raccomanda sempre di consultare il team di specialisti che segue il paziente disfagico.

 

Cosa mettere nel piatto: alimenti consigliati e cibi da evitare assolutamente

Per una corretta dieta nella disfagia, è essenziale distinguere chiaramente tra ciò che si può e non si deve portare a tavola.


Vediamo gli alimenti da evitare.

  • A doppia consistenza: tra gli esempi ricadono minestrone con verdure in pezzi, zuppa di latte con biscotti, pastina in brodo. Questi alimenti, sciogliendosi o separandosi in bocca, aumentano il rischio che una parte venga deglutita male.

  • Filanti o appiccicosi: ricadono qui mozzarella fusa, formaggi molli tipo stracchino, gnocchi, alcuni dolci come caramelle gommose e marshmallow. Rischiano di incollarsi al palato e provocare soffocamento.

  • Secchi e friabili: si tratta di cracker, grissini, fette biscottate, biscotti secchi et similia. Si sbriciolano facilmente e le briciole possono essere inalate accidentalmente.

  • A piccoli pezzi o chicchi: qui ritroviamo riso, couscous, orzo, quinoa, legumi interi come fagioli e piselli, frutta a pezzetti, nocciole, cereali soffiati. Questi alimenti scivolano facilmente nelle vie respiratorie.

  • Con filamenti o bucce: ricadono qui fagiolini, sedano, spinaci, pesce con spine, frutta con buccia o semi piccoli come uva, kiwi, fragole; possono “impigliarsi” in gola o ostacolare la deglutizione.

 

Vediamo invece quali sono gli alimenti consigliati per la disfagia.

  • Creme di cereali come semolino e crema di riso, purché preparati “densi”.

  • Passati di verdura ben frullati e filtrati, privi di pezzi.

  • Omogeneizzati di carne, pesce e frutta, mousse e purè di patate o di altre verdure cotte molto morbide.

  • Dolci morbidi cremosi, come budini, yogurt cremoso senza pezzi, gelati alla crema – da evitare quei gusti contenenti pezzetti o croccanti.

  • Uova ben cotte, preferibilmente strapazzate morbide o in frittata “soffice”, mai a pezzetti.

 

Come assistere durante il pasto: la guida pratica in 5 passi

Una corretta assistenza durante il pasto riduce i rischi e migliora la qualità della vita di chi soffre di disfagia.


Ecco i 5 passaggi essenziali per imboccare e assistere correttamente chi soffre di disfagia.

  • Posizione corretta: è ideale far sedere la persona con la schiena dritta, meglio se a 90°, con i piedi appoggiati bene a terra. Durante la deglutizione, bisogna tenere il mento leggermente abbassato verso il petto: questa posizione aiuta a proteggere le vie respiratorie e favorisce una deglutizione sicura.

  • Ambiente giusto: è ideale che ci sia tranquillità. Eliminare distrazioni come TV accesa e condurre il pasto in un clima rilassato fa la differenza: meno chiacchiere, più attenzione al gesto del mangiare.

  • Tecnica di somministrazione: si può utilizzare un cucchiaino (meglio se di misura piccola, dal bordo sottile), offrendo porzioni molto ridotte. Bisogna attendere sempre che la persona abbia deglutito completamente prima di proporre il boccone successivo ed evitare di parlare mentre si mangia.

  • Ritmo del pasto: occorre procedere con calma, senza alcuna fretta. Se la persona che soffre di disfagia appare stanca o inizia a tossire, è ideale interrompere la somministrazione e lasciare che recuperi. Bisogna tenere a mente che un pasto non dovrebbe durare più di 30-45 minuti.

  • Dopo il pasto: è ideale che la persona affetta da disfagia resti seduta per almeno 15-30 minuti dopo aver mangiato per facilitare la digestione, ridurre il rischio di rigurgito o aspirazione. Occorre poi prendersi cura dell’igiene orale alla fine, eliminando ogni residuo di cibo dalla bocca.

 

Idratazione e farmaci: come gestirli senza rischi

Quando si assiste una persona con disfagia, la gestione di bevande e farmaci richiede particolari attenzioni. Il rischio di soffocamento è infatti maggiore sia con i liquidi che con le compresse: ecco perché è essenziale conoscere alcune soluzioni pratiche e sicure.


Andiamo più nel dettaglio sul tema dell’idratazione. È importante sapere che i liquidi puri come acqua, tè, succhi o bevande gasate sono tra gli alimenti più pericolosi per chi ha difficoltà di deglutizione. Questi scorrono troppo veloci rispetto ai solidi e rischiano facilmente di entrare nelle vie respiratorie anziché nell’esofago.

Per consentire una corretta idratazione e ridurre il rischio di aspirazione, è necessario modificare la consistenza dei liquidi.

  • La soluzione più utilizzata è l’uso degli addensanti: si tratta di polveri o gel appositi che si mescolano con le bevande per ottenere una consistenza più densa, a seconda delle necessità individuali. A seconda della quantità di addensante, è possibile ottenere un liquido simile a uno sciroppo, una crema o addirittura un budino, facilmente deglutibile e meno rischioso.

  • Un’altra valida alternativa sono le acque gelificate: si tratta di prodotti pronti all’uso in forma di gel, studiati proprio per i pazienti disfagici, che garantiscono una buona idratazione senza correre i rischi dei liquidi tradizionali.

 

Farmaci:

Per quanto riguarda i farmaci, invece, la somministrazione deve essere gestita con attenzione. Le compresse e le capsule intere possono aumentare notevolmente il rischio di soffocamento e, in molti casi, la soluzione consiste proprio nel sminuzzare la compressa e mescolarla accuratamente in una base cremosa, come uno yogurt denso, un budino o una purea, in modo da renderla più sicura da ingerire e più facile da deglutire.

Tuttavia, è fondamentale chiedere sempre il parere del medico o del farmacista prima di tritare, dividere o sciogliere un farmaco. Alcuni medicinali perdono efficacia, possono risultare irritanti o persino dannosi se non assunti nella forma prevista. Solo lo specialista può indicare il metodo più sicuro per assumere ogni singolo farmaco in presenza di disfagia.

Queste precauzioni, insieme all’osservazione attenta durante la somministrazione, sono essenziali per garantire la sicurezza e la salute di chi soffre di disfagia.

 

Un piano progressivo: adattare la dieta ai miglioramenti del paziente

In presenza di disfagia, la dieta non è “fissa”, ma può evolvere a seconda delle capacità e dei progressi della persona. Di seguito una panoramica sulle 3 fasi più comuni.

  • Fase 1 - disfagia grave: si possono assumere solo alimenti densi, omogenei e privi di grumi, come purea, mousse e omogeneizzati.

  • Fase 2 - inizio del recupero: si possono introdurre cibi molto morbidi che si schiacciano facilmente con la lingua (ad esempio, pastina ben cotta e ben amalgamata, secondi piatti frullati).

  • Fasi 3 - miglioramento: si possono reintrodurre gradualmente alimenti solidi-morbidi, come polpette morbide, pesce al vapore sminuzzato, verdure ben cotte e schiacciate, dopo una valutazione positiva da parte di medico, logopedista e nutrizionista.

 

Ogni passaggio di fase deve essere concordato sempre con il team di specialisti, evitando “fai da te” che potrebbero essere pericolosi.

 

Oltre il cibo: il benessere psicologico di chi soffre di disfagia

Affrontare la disfagia non significa solo modificare la dieta o imparare tecniche di assistenza: ha anche un forte impatto psicologico, sia su chi ne soffre sia su chi lo assiste.


La paura di soffocare a ogni boccone, l’imbarazzo di mangiare in presenza di altre persone o in pubblico, la perdita del piacere di gustare i propri cibi preferiti e il timore di diventare un peso per la famiglia sono sensazioni negative molto frequenti tra i pazienti disfagici e chi si occupa di loro.


Per restituire al pasto quel valore di “momento sereno”, è importante che tutto il contesto sia pensato per trasmettere sicurezza e calore. Preparare piatti gradevoli, colorati e ben presentati aiuta a stimolare la curiosità e l’appetito, anche se la consistenza è sempre cremosa o omogenea. Scegliere ingredienti dai sapori decisi e riconoscibili, oppure inserire aromi e spezie tollerate dalla persona, può contribuire a mantenere vivo il piacere del cibo e facilitare la deglutizione, perché i gusti intensi stimolano meglio il riflesso della gola.


Durante il pasto, la calma del caregiver è fondamentale: sedersi insieme, evitare di accelerare oppure manifestare ansia, e rispettare i piccoli progressi rafforza il senso di sicurezza di chi deve affrontare questa difficoltà ogni giorno. Parlare, sorridere, condividere commenti positivi sulle pietanze, persino raccontare aneddoti legati al cibo creano un’atmosfera di normalità che aiuta la persona disfagica a non sentirsi malata o “diversa”. 


Bisogna provare, dove possibile, a trasformare il momento del pasto - troppo spesso vissuto come un compito faticoso o fonte di frustrazione - in un tempo di vera relazione, cura e presenza, in cui la connessione umana sia più forte delle regole della dieta. In questo modo, non solo si aiuta davvero a nutrire il corpo, ma anche a sostenere la dignità e il benessere psicologico della persona cara.

 

Domande frequenti (FAQ)

  • Qual è il modo migliore per dare da bere a una persona con disfagia? 

    Utilizzare liquidi addensati alla consistenza prescritta dal logopedista (sciroppo, crema, budino) o acque gelificate. Evitare l’uso di cannucce se non espressamente consigliato.

  • Una persona con disfagia può mangiare la pasta o il riso? 

    Pasta, riso e alimenti a pezzetti o a chicco vanno evitati nelle fasi più gravi di disfagia. Si potranno eventualmente reintrodurre forme molto morbide e ben amalgamate solo previo parere del logopedista.

  • Qual è il cucchiaio migliore da usare? 

    In genere si preferiscono cucchiai piccoli a bordo sottile (tipo cucchiaino da tè o da dessert), perché permettono di controllare meglio la quantità e facilitano la deglutizione. Esistono anche appositi cucchiai ergonomici per disfagia nei negozi di articoli sanitari.

  • Cosa fare se la persona tossisce mentre mangia? 

    Interrompere immediatamente l’alimentazione, attendere che la tosse passi e che la persona si senta di nuovo tranquilla. Non forzare a riprendere subito il pasto, valutare insieme al medico/logopedista eventuali adattamenti della consistenza.

  • Quando devo rivolgermi a uno specialista? 

    In caso di frequenti episodi di tosse o soffocamento, perdita di peso inspiegabile, difficoltà a deglutire liquidi o solidi, o semplicemente per verificare la sicurezza della dieta, è importante consultare uno specialista.