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Lipoproteina(a): un fattore di rischio cardiovascolare poco conosciuto

Lipoproteina(a): un fattore di rischio cardiovascolare poco conosciuto

Quando si parla di prevenzione cardiovascolare, si pensa subito a colesterolo, pressione alta, diabete o fumo. Esiste però un altro parametro, ancora poco conosciuto, che può dare informazioni molto utili sul rischio cardiovascolare: la lipoproteina(a), chiamata anche Lp(a).

Ne parliamo con il Dott. Giuseppe Lumia, cardiologo e aritmologo  di Smart Clinic Villa Borghese di Roma, per capire che cos’è, quando è utile misurarla e perché può fare la differenza nella prevenzione, sia in chi non ha mai avuto problemi cardiaci sia in chi ha già avuto un evento cardiovascolare.

Cos’è la lipoproteina(a)?
La lipoproteina(a), o Lp(a), è una sostanza presente nel sangue, simile al colesterolo LDL, quello che comunemente viene definito “colesterolo cattivo”. La differenza è che la Lp(a) ha caratteristiche particolari che la rendono un fattore di rischio cardiovascolare indipendente. Oggi sappiamo che valori elevati di Lp(a) possono essere associati a una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche, come infarto o ictus, e anche a problemi come la stenosi della valvola aortica.

Perché se ne parla ancora così poco?
Per molo tempo non è stata considerata un esame centrale nella valutazione del rischio cardiovascolare. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha chiarito sempre meglio la sua importanza.
Per questo oggi la Lp(a) sta entrando sempre di più nella pratica clinica: non perché sia una “novità”, ma perché finalmente abbiamo capito quanto possa essere utile per identificare meglio i pazienti a rischio.

Da cosa dipendono i livelli di Lp(a)?
La cosa più importante da sapere è che la concentrazione di Lp(a) è determinata in gran parte dai geni e quindi la storia familiare gioca il suo ruolo.  In altre parole, il suo valore è in gran parte ereditario e tende a rimanere abbastanza stabile nel corso della vita. Questo significa che anche una persona che mangia bene, fa attività fisica, non fuma e ha uno stile di vita corretto può comunque avere una Lp(a) elevata. Non è colpa del paziente e non dipende da comportamenti sbagliati: è un’informazione biologica che può essere molto utile conoscere.

Un valore elevato deve preoccupare?
Un valore alto di Lp(a) non significa che sia presente una malattia e non deve creare allarmismo.
Va considerato come un campanello d’attenzione, un elemento in più per capire meglio il rischio cardiovascolare complessivo della persona. Il punto non è spaventarsi, ma usare questa informazione per fare una prevenzione più precisa, più personalizzata e più efficace.

Quando è consigliato misurarla?
In generale, la Lp(a) andrebbe misurata almeno una volta nella vita adulta. È particolarmente utile in alcune situazioni, per esempio: se in famiglia ci sono stati infarti, ictus o altre malattie cardiovascolari precoci; se il colesterolo LDL è alto o difficile da controllare; se il paziente ha già avuto un evento cardiovascolare; se si vuole fare una valutazione più approfondita del proprio rischio anche in assenza di sintomi.
Misurarla è utile sia nella prevenzione primaria, cioè in persone apparentemente sane, sia nella prevenzione secondaria, cioè in chi ha già avuto un problema cardiovascolare e deve essere protetto nel modo più accurato possibile.

Come si inserisce nella valutazione del rischio cardiovascolare?
La Lp(a) non va mai interpretata da sola. Il suo significato diventa davvero utile quando viene inserita in una valutazione completa, che consideri anche: colesterolo LDL, pressione arteriosa, glicemia e diabete, fumo, familiarità, stile di vita, eventuali precedenti eventi cardiovascolari. È proprio questa visione d’insieme che permette al cardiologo di costruire una strategia di prevenzione davvero personalizzata.

Cosa deve fare un paziente con Lp(a) elevata?
Chi ha una Lp(a) alta deve sapere che può fare molto per proteggere il proprio cuore.
Anche se non possiamo modificare la predisposizione genetica, possiamo intervenire con grande efficacia sugli altri fattori di rischio. Questo significa controllare con attenzione: il colesterolo LDL, la pressione arteriosa, la glicemia, il peso corporeo, il fumo, la sedentarietà. Conoscere la Lp(a) aiuta a essere più tempestivi e più rigorosi nella prevenzione, prima che compaiano problemi.

Esistono terapie specifiche per abbassarla?
La ricerca sta sviluppando terapie mirate molto promettenti per ridurre la Lp(a), e i risultati sono incoraggianti. Ad oggi, però, il vero punto centrale resta un altro: identificare precocemente il rischio e intervenire in modo corretto.

Qual è il messaggio più importante per i pazienti?
La lipoproteina(a) non è una condanna e non deve spaventare. È invece un’informazione preziosa, che può aiutare a conoscere meglio il proprio rischio cardiovascolare, a prendersi cura di sé con maggiore consapevolezza e a intervenire in anticipo. La misurazione della lipoproteina(a), inserita in una valutazione cardiologica completa, può offrire informazioni molto utili sia a chi sta bene e vuole fare prevenzione, sia a chi ha già avuto un evento cardiovascolare e desidera ridurre il rischio futuro.

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