
Celiachia, sensibilità al glutine e allergia al grano sono condizioni cliniche diverse, con sintomi simili ma meccanismi e approcci diagnostici distinti. Ne parliamo con la Dott.ssa Chiara Verga, gastroenterologa presso Smart Clinic Oriocenter
Dott.ssa Verga, cos’è il glutine e perché può diventare un problema?
Il glutine è un complesso proteico presente in cereali come frumento, farro, orzo, segale e kamut. Di per sé non è nocivo, ma in soggetti predisposti può scatenare una risposta autoimmune alla base della celiachia, una malattia cronica che può provocare carenze nutrizionali e complicanze sistemiche se non trattata.
Come si diagnostica la celiachia?
La diagnosi si basa su esami sierologici (ricerca di autoanticorpi specifici) e, negli adulti, su una biopsia duodenale eseguita tramite endoscopia, che si effettua mentre il paziente consuma ancora glutine. In presenza di sintomi, autoanticorpi e danno istologico, il gastroenterologo prescrive una dieta aglutinata rigorosa, con miglioramento clinico atteso in pochi mesi.
Cosa si intende invece per sensibilità al glutine?
Oggi preferiamo definirla sensibilità al grano non celiaca, perché non è certo che il glutine sia l’unico responsabile dei sintomi. È una condizione funzionale, senza danno d’organo o markers diagnostici specifici, ma con disturbi reali come gonfiore, dolore addominale, alterazioni dell’alvo, cefalea e stanchezza. La diagnosi si basa sulla risposta ai cambiamenti dietetici sotto controllo medico.
E l’allergia al grano come si distingue?
Si tratta di una vera reazione allergica. Può causare sintomi gastrointestinali, respiratori o cutanei subito dopo l’ingestione o anche più tardivamente. In questi casi, è fondamentale la valutazione allergologica con test specifici ed eventualmente l’endoscopia per escludere patologie eosinofile.
È importante non fare diete “fai da te” senza una valutazione specialistica. Solo un percorso diagnostico completo consente di identificare la causa dei sintomi e impostare una terapia efficace e sicura.