L’epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista, è una tendinopatia, cioè una degenerazione dei tendini che si inseriscono sulla parte esterna del gomito (epicondilo omerale), e non una semplice “infiammazione passeggera”. I tendini coinvolti sono principalmente quelli degli estensori del polso e delle dita, che lavorano quando stringiamo, solleviamo o ruotiamo oggetti.
Per capire come inizia l’epicondilite, bisogna notare un dolore lieve, iniziale e sporadico sulla parte esterna del gomito, che compare durante alcuni movimenti (aprire una bottiglia, stringere una mano, alzare un peso) e che poi, con il tempo, diventa più frequente e intenso.
Il nome “gomito del tennista” deriva dal fatto che il gesto tecnico del rovescio nel tennis sollecita molto questi tendini, ma questa patologia ortopedica è comune anche in chi non ha mai preso in mano una racchetta: può colpire chiunque utilizzi in modo ripetitivo polso e avambraccio, sia nello sport che nel lavoro o nelle attività quotidiane.
La causa principale dell’epicondilite è il sovraccarico funzionale: i tendini, sollecitati in modo eccessivo e ripetuto nel tempo, perdono la loro struttura normale e sviluppano microlesioni che, se non trattate, diventano croniche.
Le attività e le categorie più a rischio sono le seguenti.
Quando questi fattori si sommano, aumenta notevolmente il rischio di sviluppare il gomito del tennista.
Capire quali sono i sintomi dell’epicondilite aiuta a intervenire in tempo. I segnali tipici sono i seguenti.
All’inizio i sintomi compaiono solo durante lo sforzo; se trascurati, il dolore può persistere anche a riposo.
Cosa succede se non si cura l’epicondilite? Trascurarla, sperando che “passi da sola”, può portare a una cronicizzazione del disturbo. Il dolore, inizialmente legato solo a determinati movimenti, tende infatti a diventare sempre più frequente, fino a comparire anche in attività molto leggere o a riposo.
Nel tempo, questo può causare:
Un intervento tempestivo consente invece di contenere la degenerazione del tendine, abbreviare i tempi di recupero e prevenire le complicanze.
Le cure per l’epicondilite più efficaci partono quasi sempre da un approccio conservativo, soprattutto nelle fasi iniziali.
Queste misure rappresentano il “primo soccorso” e vanno spesso integrate con un percorso fisioterapico dedicato.
In Smart Clinic, il trattamento dell’epicondilite si basa su un approccio multidisciplinare, che unisce competenze ortopediche, fisiatriche e fisioterapiche.
Tra le terapie strumentali e manuali più utilizzate:
Nei casi più complessi, possono essere prese in considerazione infiltrazioni (es. corticosteroidi, PRP), valutate sempre dal medico in base alla gravità del quadro e alla risposta alle terapie conservative. Tutto il percorso viene infine personalizzato in base a professione, abitudini di vita, età e obiettivi funzionali del paziente.
Alla domanda “epicondilite: tempi di recupero?”, la risposta è dipende: ci sono fattori da considerare che vanno dalla gravità del danno tendineo, alla tempestività con cui si inizia la cura e alla modalità di gestione quotidiana dell’arto. In genere, la guarigione può richiedere da poche settimane a diversi mesi. Nei casi cronici più datati, il percorso può essere più lungo, ma comunque efficace con le giuste strategie.
La fase finale del recupero è essenziale per evitare che il problema si ripresenti. Alcune strategie di prevenzione includono:
Un percorso ben strutturato permette spesso un ritorno alle attività abituali in condizioni ottimali.
In media, da 6 a 12 settimane per i casi lievi-moderati trattati tempestivamente; fino a diversi mesi per le forme croniche. La risposta è sempre individuale.
In genere si consigliano esercizi di stretching degli estensori del polso e rinforzo eccentrico guidato da un fisioterapista. Evita esercizi improvvisati senza supervisione.
L’ortopedico è il primo riferimento per la diagnosi; il fisiatra e il fisioterapista sono fondamentali per il percorso riabilitativo. Spesso lavorano in sinergia.
L’epicondilite interessa la parte esterna del gomito (estensori del polso), l’epitrocleite la parte interna (flessori del polso). I movimenti che scatenano il dolore e la zona dolente sono opposti.