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Osteoporosi: conoscere i fattori di rischio e prevenire le fratture

Scritto da Redazione Smart Clinic | Oct 16, 2026, 2:58:33 PM

L’osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata dalla riduzione della resistenza ossea e da un conseguente aumento del rischio di fratture. È una condizione che può evolvere a lungo senza sintomi evidenti e che, proprio per questo, può essere sottovalutata fino alla comparsa di una frattura da fragilità.

La salute dell’osso, tuttavia, si costruisce e si protegge nel tempo. Alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta valutazione dei fattori di rischio e controlli mirati possono contribuire a individuare precocemente una situazione di fragilità e a definire, quando necessario, un percorso di prevenzione e trattamento.

Ne parliamo con il Dott. Alessandro Marugo, endocrinologo e specialista nello studio delle patologie del sistema endocrino, di Smart Clinic Milano Magenta.

Dott. Marugo, quando parliamo di osteoporosi, di che cosa stiamo realmente parlando?
L’osteoporosi non deve essere considerata semplicemente come una “riduzione della quantità di osso”. La resistenza dello scheletro dipende infatti dall’integrazione di due componenti: la massa ossea e la qualità dell’osso.

La qualità comprende aspetti come la microstruttura, la geometria, il turnover e la composizione della matrice ossea. Quando questi elementi vengono alterati, l’osso diventa più fragile e aumenta la probabilità che anche un trauma di modesta entità, come una caduta, possa provocare una frattura.

È quindi importante non aspettare la frattura per occuparsi della salute delle proprie ossa.

L’osteoporosi viene spesso definita una malattia “silenziosa”. Perché?
Perché nelle fasi iniziali può non dare sintomi specifici. Una persona può quindi sentirsi bene pur presentando una progressiva riduzione della resistenza ossea.

Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere: l’assenza di dolore non significa necessariamente assenza di fragilità ossea.

In alcuni casi il primo segnale può essere proprio una frattura conseguente a un trauma che, in condizioni normali, non dovrebbe provocarla. Anche una riduzione dell’altezza o una maggiore incurvatura della schiena possono meritare un approfondimento clinico, perché possono essere associate a cedimenti vertebrali.

Quali sono i principali fattori che possono aumentare il rischio?
Esistono fattori non modificabili e altri sui quali possiamo invece intervenire.

Tra quelli clinici meritano particolare attenzione una precedente frattura da fragilità, una familiarità per frattura di femore, l’utilizzo di corticosteroidi, alcune patologie come l’artrite reumatoide, il fumo, un basso indice di massa corporea e un consumo elevato di alcol.

Anche l’età e, nella donna, la menopausa hanno un ruolo importante. La riduzione degli estrogeni che si verifica con la menopausa determina infatti modificazioni del metabolismo osseo e può accelerare la perdita di massa e qualità dell’osso.

Quindi la menopausa rappresenta un momento particolarmente importante per occuparsi della salute delle ossa?
Sì, ma è importante evitare l’idea che la prevenzione dell’osteoporosi debba iniziare soltanto con la menopausa.

La salute dello scheletro si costruisce nel corso dell’intera vita. L’attività fisica regolare e un adeguato apporto di calcio e vitamina D sono elementi importanti già nelle fasi più precoci della vita e continuano ad avere un ruolo nell’età adulta e nell’invecchiamento.

La menopausa rappresenta però una fase nella quale può essere opportuno prestare maggiore attenzione al proprio profilo di rischio e valutare con il medico se siano necessari controlli specifici.

Quali abitudini possono aiutare a proteggere le ossa?
Uno stile di vita attivo è fondamentale. L’attività fisica regolare contribuisce al mantenimento della salute dell’apparato muscolo-scheletrico e può aiutare anche a ridurre il rischio di cadute.

È inoltre importante seguire un’alimentazione equilibrata, garantendo un adeguato apporto di calcio e vitamina D secondo le proprie necessità. Vanno evitati il fumo e il consumo eccessivo di alcol.

Non bisogna poi sottovalutare il peso corporeo: anche una condizione di eccessiva magrezza può rappresentare un fattore di rischio per la salute dell’osso.

Qual è il ruolo della prevenzione?
È fondamentale perché l’osteoporosi può essere intercettata prima che si manifesti con una frattura.

La prevenzione deve però essere personalizzata. Non significa necessariamente sottoporre indiscriminatamente tutti alla stessa serie di esami, ma valutare età, storia clinica, familiarità, eventuali fratture precedenti, farmaci assunti e altri fattori di rischio.

In presenza di indicazioni cliniche, il medico può richiedere esami di primo livello e una MOC, ovvero la densitometria ossea, che rappresenta uno degli strumenti principali per la valutazione della densità minerale ossea. La diagnosi, tuttavia, non dovrebbe essere basata esclusivamente sul valore densitometrico, ma su una valutazione clinica complessiva del rischio di frattura.

MOC significa automaticamente diagnosi di osteoporosi?
No. Questo è un punto importante.

La MOC consente di misurare la densità minerale ossea e rappresenta un esame fondamentale nell'inquadramento del rischio, ma il risultato deve essere interpretato all’interno del quadro clinico complessivo.

La storia del paziente, gli eventuali fattori di rischio e la presenza di precedenti fratture possono infatti modificare significativamente la valutazione del rischio. Per questo è importante che il percorso diagnostico sia guidato dal medico.

Esiste un momento della vita in cui è consigliabile iniziare a controllare la salute delle ossa?
Non esiste una risposta identica per tutti. Il momento in cui effettuare una valutazione dipende dal profilo individuale.

Una donna in menopausa con familiarità per fratture, basso peso corporeo o altri fattori di rischio, per esempio, presenta esigenze diverse rispetto a una persona senza particolari fattori predisponenti.

Anche negli uomini l’osteoporosi non deve essere trascurata: alcune patologie, determinati trattamenti farmacologici e l’avanzare dell’età possono aumentare il rischio.

L’obiettivo deve essere individuare le persone che necessitano di un approfondimento e intervenire prima che la fragilità ossea si traduca in una frattura.

Quanto conta una precedente frattura?
Conta molto. Una frattura da fragilità rappresenta un importante campanello d’allarme e deve portare a una valutazione del rischio di ulteriori fratture.

È quindi importante non considerare una frattura come un episodio isolato, soprattutto quando è avvenuta dopo una caduta banale o un trauma di modesta entità.

In questi casi bisogna chiedersi perché quella frattura sia avvenuta e se esista una condizione di fragilità dello scheletro che debba essere diagnosticata e trattata. Le linee guida nazionali sulle fratture da fragilità sottolineano proprio il valore dell’anamnesi e della valutazione dei fattori di rischio nel percorso diagnostico.

In che modo dovrebbe essere affrontata, quindi, la prevenzione dell’osteoporosi?
Con un approccio globale e personalizzato.

Non dobbiamo occuparci soltanto della densità dell’osso, ma del rischio complessivo di frattura. Significa considerare lo stato di salute della persona, l’alimentazione, l’attività fisica, eventuali patologie, i farmaci, la menopausa e la storia familiare e personale.

La prevenzione è efficace quando diventa un percorso e non un singolo esame.

L’osteoporosi è un problema esclusivamente legato alla terza età?
No, la salute delle ossa si costruisce molto prima.

L’osteoporosi può manifestarsi soprattutto con l’avanzare dell’età, ma i comportamenti e le condizioni che influenzano la massa ossea iniziano ad avere un ruolo molti anni prima. Per questo è importante mantenere uno stile di vita attivo, seguire un’alimentazione equilibrata e non ignorare i fattori di rischio.

E soprattutto, non bisogna aspettare una frattura per iniziare a occuparsi della salute del proprio scheletro.

L’obiettivo è semplice: conoscere i propri fattori di rischio, intervenire per tempo e preservare il più possibile la salute e l’autonomia nel corso degli anni.

Vivere la menopausa con più consapevolezza e meno dubbi

La menopausa è un momento importante per prendersi cura del proprio benessere presente e futuro.

L’Ambulatorio Rosa - Centro Menopausa di Smart Clinic propone un percorso endocrinologico dedicato per comprendere i cambiamenti del corpo, controllare la funzionalità tiroidea e valutare la salute delle ossa.

Un unico punto di riferimento per avere una visione d’insieme e ricevere indicazioni personalizzate, senza dover organizzare separatamente ogni controllo:

  • Esami del sangue, per raccogliere le informazioni necessarie per approfondire aspetti legati alla tiroide, alla vitamina D e al metabolismo del calcio.
  • MOC per valutare la densità minerale ossea.
  • Una Visita endocrinologica, lin cui lo specialista interpreta insieme alla paziente tutti i risultati e fornisce indicazioni personalizzate sulla base del quadro emerso.

Responsabile del percorso è il Prof. Alessandro Marugo.

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