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La diagnosi precoce in neurologia: la chiave per bloccare la malattia prima che causi disabilità

Scritto da Dott. Bonacchi | Aug 3, 2025 10:00:00 PM

Le malattie neurologiche rappresentano una delle principali cause di disabilità nel mondo. Oggi, grazie ai progressi della medicina e alla disponibilità di terapie sempre più efficaci, è possibile intervenire in modo mirato e precoce, migliorando significativamente la prognosi. A sottolinearlo è il Dr. Raffaello Bonacchi, neurologo presso il Policlinico San Marco e in Smart Clinic, il network ambulatoriale del Gruppo San Donato. In questa intervista spiega perché, in neurologia, ogni minuto conta e come un’adeguata informazione possa davvero fare la differenza per la salute dei pazienti.


Dottor Bonacchi, nel suo lavoro quotidiano quanto è importante il fattore tempo nella gestione delle malattie neurologiche?

In neurologia “il tempo è cervello”. Questo significa che ogni ritardo nella diagnosi o nel trattamento può tradursi in un danno cerebrale permanente. Molte patologie neurologiche, se non trattate precocemente, evolvono verso una condizione irreversibile. Per questo è fondamentale riconoscere i sintomi e rivolgersi subito allo specialista.

Quali sono gli esempi più significativi in cui la diagnosi precoce fa davvero la differenza?
La sclerosi multipla, una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale, è forse uno dei casi più emblematici. Oggi disponiamo di terapie ad alta efficacia in grado di bloccare l’attività infiammatoria e rallentare o arrestare la progressione della disabilità, ma solo se il trattamento viene iniziato nelle primissime fasi. Ogni anno di ritardo nell’avvio della terapia aumenta significativamente il rischio di peggioramento. I sintomi iniziali più comuni includono visione offuscata o sdoppiata, dolore e calo visivo a un occhio, formicolii, intorpidimento o debolezza a un arto, difficoltà di equilibrio o sensazione di scossa elettrica lungo la schiena piegando il collo.

Anche nell’epilessia, una diagnosi e un trattamento tempestivi permettono un migliore controllo delle crisi, riducono i tempi senza patente e migliorano la risposta ai farmaci. È importante un corretto inquadramento specialistico di episodi di perdita di coscienza, soprattutto se accompagnati da brevi ‘assenze’ con fissità dello sguardo, movimenti automatici ripetitivi, scosse a un arto, sensazioni strane inspiegabili come odori o sapori inesistenti, o déjà-vu intensi, o cadute improvvise.

Anche l’Alzheimer è una delle grandi sfide della neurologia moderna. Come si inserisce la diagnosi precoce in questo contesto?
Le nuove terapie anti-amiloide, come lecanemab, dimostrano efficacia solo nelle fasi iniziali della malattia, rallentando significativamente il declino cognitivo. Per questo è fondamentale intervenire quando i sintomi sono ancora lievi: difficoltà di memoria recente, problemi nel linguaggio o nella gestione delle attività quotidiane. Inoltre, la maggior parte del rischio di sviluppare Alzheimer è legata a fattori ambientali e stili di vita modificabili. Per questo cui è utile cominciare una valutazione neurologica preventiva già a partire dai 40-50 anni, specie in presenza di una familiarità.

Ci sono altre condizioni neurologiche in cui la diagnosi precoce incide significativamente sull’esito clinico?
Certamente. Pensiamo all’emicrania cronica: identificare e trattare precocemente gli episodi di cefalea riduce il rischio di cronicizzazione, che invece comporta maggiore disabilità e minore risposta ai farmaci. Un altro ambito cruciale è lo stroke (ictus cerebrale): le terapie di rivascolarizzazione – come la trombolisi o la trombectomia – sono efficaci solo se somministrate entro poche ore. Risulta cruciale riconoscere sintomi come debolezza improvvisa ad un braccio o ad una gamba, difficoltà a parlare o comprendere frasi, paralisi di un lato del volto, visione offuscata improvvisa, perdita di equilibrio, mal di testa molto intenso e improvviso. Chiamare subito il 112 può salvare la vita e ridurre fortemente gli esiti invalidanti. Anche nel caso dell’ictus la prevenzione è fondamentale: rivolgersi ad un neurologo fin dall’età di 50 anni per una valutazione e correzione dei fattori di rischio aiuta a ridurre il rischio.

Quali sono, in generale, i segnali da non sottovalutare per cui è bene rivolgersi a un neurologo?
Tutti i sintomi neurologici vanno valutati. Mi riferisco a perdita di forza o sensibilità a un arto, disturbi visivi persistenti o improvvisi, mal di testa diversi dal solito, crisi convulsive o anche semplici “svenimenti”, difficoltà di memoria o di linguaggio che interferiscono con la vita quotidiana. Spesso sono campanelli d’allarme di condizioni più complesse, che possiamo affrontare con successo se intercettate in tempo.

La neurologia di oggi dispone di strumenti potenti, efficaci e sempre più personalizzati. Ma come sottolinea il Dr. Bonacchi, la loro efficacia dipende in larga misura dalla tempestività con cui vengono attivati. In Smart Clinic, la diagnosi precoce è al centro della missione clinica. La prevenzione e l’ascolto dei sintomi diventano quindi i primi alleati per tutelare la salute del nostro cervello, oggi e nel futuro.