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Esame del campo visivo: cos'è, come funziona e quando farlo

Scritto da Smartclinic | Sep 10, 2025 10:00:00 PM

Che cos'è l'esame del campo visivo e perché è importante

Il campo visivo rappresenta la porzione di spazio che siamo in grado di percepire mentre fissiamo un punto davanti a noi, senza muovere né la testa né gli occhi. In altre parole, indica quanto “ampio” è lo spazio che riusciamo a vedere lateralmente e perifericamente anche quando guardiamo dritto.

L’esame del campo visivo, noto anche come campimetria o perimetria computerizzata, è il test che permette di misurare con precisione eventuali alterazioni della sensibilità visiva in varie zone del campo di vista.

Durante questo esame, vengono rilevati punti ciechi o aree in cui la vista è ridotta o assente, anche se il paziente magari non se ne accorge nella vita quotidiana.

La campimetria è fondamentale, poiché consente la diagnosi precoce di numerose patologie oculari come il glaucoma, ma anche di importanti condizioni neurologiche, tra cui tumori o lesioni cerebrali che coinvolgono le vie ottiche.

Per questo, l’esame del campo visivo è un pilastro sia nella prevenzione che nel monitoraggio di molte malattie oculari e sistemiche.

Le differenze tra l'esame computerizzato e quello manuale

Negli anni, la tecnologia applicata alla misurazione del campo visivo si è evoluta molto. Oggi esistono principalmente due metodologie.

  • Esame campo visivo computerizzato. È lo standard attuale nella maggior parte dei centri clinici d’eccellenza come Smart Clinic. Si esegue tramite strumenti come il Perimetro Humphrey o equivalenti, che permettono una mappatura digitale dettagliata, precisa e ripetibile. Il computer regola in maniera automatica l’intensità e la posizione degli stimoli luminosi, garantendo la massima oggettività. I dati vengono poi elaborati dal software, fornendo risultati chiari e confrontabili nel tempo.
  • Esame campo visivo manuale (perimetria Goldmann). È una tecnica tradizionale, oggi riservata a casi particolari (ad esempio soggetti con difficoltà a collaborare, o con gravi deficit visivi), in cui lo specialista muove manualmente una luce davanti all’occhio del paziente e registra le risposte. È meno preciso e più suscettibile a variabilità, ma può essere utile per confermare sospetti o in pazienti particolari.

A cosa serve: le patologie oculari e neurologiche che rileva

L’esame del campo visivo è utilizzato sia in ambito oculistico che neurologico.

Patologie oculari che si possono rilevare con la campimetria:

  • Glaucoma: causa principale di alterazioni del campo visivo, spesso asintomatico nelle fasi iniziali
  • Malattie della retina, come la retinite pigmentosa e la retinopatia diabetica
  • Maculopatie e altre degenerazioni maculari
  • Opacità del cristallino (cataratta) avanzata che può ridurre la visione periferica
  • Distacco di retina

Patologie e condizioni neurologiche, valutabili tramite l’esame campo visivo:

  • Danni al nervo ottico come neuriti e neuropatie ottiche
  • Tumori cerebrali che comprimono le vie ottiche, come l’adenoma ipofisario o altre lesioni in prossimità del chiasma ottico
  • Esiti di traumi cranici che hanno coinvolto le vie nervose della visione
  • Ictus e ischemie cerebrali che interessano le aree visive del cervello

Questo spiega perché la campimetria non è solo una procedura “per gli occhi”, ma un importante strumento di valutazione per l’intero sistema nervoso visivo.

Come si svolge l'esame: la procedura passo dopo passo

Per molti pazienti l’esame campo visivo è una prova nuova, che può generare domande e dubbi. Vediamo cosa succede durante la campimetria computerizzata.

  • Il paziente si siede davanti allo strumento (perimetro), appoggiando mento e fronte per assicurare la posizione corretta e ridurre al minimo movimenti involontari.
  • Un occhio viene coperto: il test si esegue sempre su un occhio alla volta, per valutare ogni campo visivo singolarmente.
  • Si osserva una luce centrale e fissa, che va mantenuta come punto di riferimento per tutta la durata dell’esame.
  • Sullo schermo compaiono stimoli luminosi (puntini di luce) in posizioni diverse e di diversa intensità. Ogni volta che si percepisce una luce, si preme un pulsante.
  • Durante il test è importante non muovere gli occhi ma continuare a fissare il punto centrale, rispondendo solo quando si è “sicuri” di aver visto la luce.

L’esame non è invasivo, non comporta dolore né rischi per la salute oculare, ma richiede un po’ di attenzione e collaborazione. Alla fine della sessione, il computer elabora i risultati e fornisce una mappa, detta “campimetria”, che evidenzia eventuali difetti nel campo visivo.

Informazioni pratiche: durata, preparazione e costi

Chi deve sottoporsi all’esame del campo visivo ha spesso domande pratiche su procedure, preparazione e costi. Ecco le risposte ai dubbi più frequenti.

  • Quanto dura l’esame campo visivo? L’esame dura in media 15-20 minuti per occhio; la procedura può richiedere più tempo solo in casi particolari o se è necessario ripetere qualche segmento.
  • Serve il digiuno o la dilatazione della pupilla? No, non sono necessarie né il digiuno né la dilatazione delle pupille (nella maggior parte dei casi).
  • Cosa portare il giorno dell’esame? Si consiglia sempre di presentarsi con gli occhiali in uso (se si portano per lontano o vicino) e tutta la documentazione oculistica precedente, in particolare i referti di esami eseguiti in passato.
  • Posso guidare dopo l’esame o serve un accompagnatore? L’esame non altera la visione e non influisce sulla capacità di guidare. Non è necessario essere accompagnati, e si può tornare subito alla vita quotidiana.
  • Quanto costa e dove fare l’esame del campo visivo? Il costo dell’esame campo visivo può variare in base alle prestazioni richieste e alla strumentazione impiegata; per informazioni sempre aggiornate, ti consigliamo di contattare la segreteria di Smart Clinic o consultare la pagina prenotazioni sul nostro sito.

Domande frequenti sull'esame del campo visivo

  • L’esame del campo visivo è necessario per il rinnovo della patente?
  • Sì, in alcuni casi (come per patenti speciali o in presenza di particolari patologie visive, ad esempio glaucoma) la motorizzazione o la commissione medica possono richiedere l’esame campo visivo per certificare l’idoneità alla guida.
  • Come si leggono i risultati dell’esame?
  • L’interpretazione della campimetria non è immediata: occorre saper individuare i “difetti” riportati sulla mappa (punti neri, grigi o aree a ridotta sensibilità). Al termine dell’esame, riceverai un foglio (o immagine digitale) su cui viene rappresentata una “mappa” del tuo campo visivo. La mappa mostra diversi punti, ognuno dei quali indica la sensibilità dell’occhio in quella specifica area. I risultati si presentano di solito come una serie di sfumature di grigio, numeri e grafici. Spesso nel referto vengono riportati anche dei valori numerici come il “mean deviation (MD)” e il “pattern standard deviation (PSD)”, che aiutano lo specialista a quantificare rispettivamente la deviazione media dalla normalità del campo visivo e la presenza di difetti localizzati. Per capire meglio, consulta la guida dedicata su come leggere il referto della campimetria.
  • Ogni quanto va ripetuto l’esame del campo visivo?
  • La frequenza dipende dalla patologia (ad esempio nel glaucoma si consiglia anche ogni 6-12 mesi). In altri casi può essere sufficiente una volta all’anno o secondo l’indicazione dello specialista.
  • Cosa significa se il mio campo visivo è alterato?
  • Un campo visivo alterato indica la presenza di aree in cui la sensibilità visiva è ridotta o assente, suggerendo possibili danni alle vie ottiche o alle strutture retiniche. Sarà l’oculista a spiegarti la causa e a indicare i prossimi passi diagnostici o terapeutici.